Quaranta consigli da umberto eco: la lista per migliorare la scrittura

Filoso, scrittore, semiologo, saggista e accademico. La particolarità di Umberto Eco è di essere stato un’eccellenza in ognuno di questi campi. Nato ad Alessandria il 5 gennaio 1932 (e scomparso il 19 febbraio 2016), Eco è stato per anni un docente di riferimento per l’Università di Bologna, dove a lungo ha insegnato e fondando il primo corso di laurea in Dams e in Scienze della Comunicazione. Come autore, è divenuto celebre soprattutto per il romanzo Il nome della rosa, tradotto in più di 40 lingue.

Ai suoi letori Eco ha lasciato anche una piccola raccolta di consigli per la scrittura. 40 consigli per scrivere correttamente in italiano. Non solo regole di grammatica ma anche indicazioni sulla comunicazione, sul rapporto tra scrittore e lettore, affinché il testo risulti più fluido e piacevole.

Questi consigli sono scritti con l’ironia e l’acume che contraddistingueva il professore di Alessandria. Il modo migliore per apprezzarle è leggerle.

Quaranta consigli da Umberto Eco: lista completa

  1. Evita le allitterazioni, anche se allettano gli allocchi.
  2. Non è che il congiuntivo va evitato, anzi, che lo si usa quando necessario.
  3. Evita le frasi fatte: è minestra riscaldata.
  4. Esprimiti siccome ti nutri.
  5. Non usare sigle commerciali & abbreviazioni etc.
  6. Ricorda (sempre) che la parentesi (anche quando pare indispensabile) interrompe il filo del discorso.
  7. Stai attento a non fare… indigestione di puntini di sospensione.
  8. Usa meno virgolette possibili: non è “fine”.
  9. Non generalizzare mai.
  10. Le parole straniere non fanno affatto bon ton.
  11. Sii avaro di citazioni. Diceva giustamente Emerson: “Odio le citazioni. Dimmi solo quello che sai tu.”
  12. I paragoni sono come le frasi fatte.
  13. Non essere ridondante; non ripetere due volte la stessa cosa; ripetere è superfluo (per ridondanza s’intende la spiegazione inutile di qualcosa che il lettore ha già capito).
  14. Solo gli stronzi usano parole volgari.
  15. Sii sempre più o meno specifico.
  16. L’iperbole è la più straordinaria delle tecniche espressive.
  17. Non fare frasi di una sola parola. Eliminale.
  18. Guardati dalle metafore troppo ardite: sono piume sulle scaglie di un serpente.
  19. Metti, le virgole, al posto giusto.
  20. Distingui tra la funzione del punto e virgola e quella dei due punti: anche se non è facile.
  21. Se non trovi l’espressione italiana adatta non ricorrere mai all’espressione dialettale: peso el tacòn del buso.
  22. Non usare metafore incongruenti anche se ti paiono “cantare”: sono come un cigno che deraglia.
  23. C’è davvero bisogno di domande retoriche?
  24. Sii conciso, cerca di condensare i tuoi pensieri nel minor numero di parole possibile, evitando frasi lunghe — o spezzate da incisi che inevitabilmente confondono il lettore poco attento — affinché il tuo discorso non contribuisca a quell’inquinamento dell’informazione che è certamente (specie quando inutilmente farcito di precisazioni inutili, o almeno non indispensabili) una delle tragedie di questo nostro tempo dominato dal potere dei media.
  25. Gli accenti non debbono essere nè scorretti nè inutili, perchè chi lo fà sbaglia.
  26. Non si apostrofa un’articolo indeterminativo prima del sostantivo maschile.
  27. Non essere enfatico! Sii parco con gli esclamativi!
  28. Neppure i peggiori fans dei barbarismi pluralizzano i termini stranieri.
  29. Scrivi in modo esatto i nomi stranieri, come Beaudelaire, Roosewelt, Niezsche, e simili.
  30. Nomina direttamente autori e personaggi di cui parli, senza perifrasi. Così faceva il maggior scrittore lombardo del XIX secolo, l’autore del 5 maggio.
  31. All’inizio del discorso usa la captatio benevolentiae, per ingraziarti il lettore (ma forse siete così stupidi da non capire neppure quello che vi sto dicendo).
  32. Cura puntiliosamente l’ortograffia.
  33. Inutile dirti quanto sono stucchevoli le preterizioni.
  34. Non andare troppo sovente a capo.
    Almeno, non quando non serve.
  35. Non usare mai il plurale majestatis. Siamo convinti che faccia una pessima impressione.
  36. Non confondere la causa con l’effetto: saresti in errore e dunque avresti sbagliato.
  37. Non costruire frasi in cui la conclusione non segua logicamente dalle premesse: se tutti facessero così, allora le premesse conseguirebbero dalle conclusioni.
  38. Non indulgere ad arcaismi, hapax legomena o altri lessemi inusitati, nonché deep structures rizomatiche che, per quanto ti appaiano come altrettante epifanie della differenza grammatologica e inviti alla deriva decostruttiva – ma peggio ancora sarebbe se risultassero eccepibili allo scrutinio di chi legga con acribia ecdotica – eccedano comunque le competenze cognitive del destinatario.
  39. Non devi essere prolisso, ma neppure devi dire meno di quello che.
  40. Una frase compiuta deve avere.

40 Consigli da Umberto Eco: la storia della lista

L’origine della lista dei consigli non è così recente, e neppure italiana. Un primo elenco risale infatti al 1979 e porta la firma di William Safire, giornalista del New York Times. Nel giornale era contenuta una rubrica dal titolo “On Language”, dove l’autore americano scrisse proprio le sue 36 regole di grammatica: principi fondamentali quando si scrive e si comunica con un lettore. “Fumblerules of grammar” era in orgine il titolo dell’elenco. Poi Safire pubblicò un libro sull’argomento (“Fumblerules: A Lighthearted Guide to Grammar and Good Usage”)  e a quelle 36 regole ne aggiunse altre 18.

La scrittura, e più in generale la lingua, si evolve. Sono un organismo vivo in continuo divenire, specchio della società e figlio delle nuove generazioni. Da questo punto di vista, come diceva una mia insegnate italiano di liceo, la lingua non peggiora, non è sottoposta a un processo di deterioramento (come ai più nostalgici e tradizionalisti potrebbero affermare). Semmai cambia, e si adegua alle necessità di espressione del tempo odierno.

Tornando alle Quaranta regole di scrittura, Umberto Eco entra in scena, anche lui, con una rubrica di giornale. La Bustina di Minerva, per la precisione: pagina di riflessione pubblicata dal 1985 su l’Espresso. Eco riprese quelle regole e le rivide, aggiornandole ai nostri giorni ma soprattutto alla nostra lingua. E ancora adesso, nei corsi di scrittura e nei cassetti di molti autori, viene tenuta gelosamente una copia. Eco docet.

Quaranta consigli da Umberto Eco: testo in pdf

A questo link potete scaricare la lista completa dei 40 consigli di Umberto Eco. Resterà a voi, sui vostri dispositivi. Poi la potete stampare per tenerla nel cassetto a ogni esigenza, distribuirla nelle classi di scuola o darla… a chi più ne ha bisogno!

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